Melfi, Rionero, San Fele, Lagopesole, Avigliano, Barile, Forenza, Rapolla
Rotonda, San Severino Lucano, Terranova di Pollino, Latronico, Castelsaraceno, Lagonegro
Acerenza, Cancellara, Brindisi di Montagna, Vaglio di Basilicata, Castelmezzano, Pietrapertosa, Sasso di Castalda
Il Consorzio Viticoltori Associati del Vulture ha sede a Barile, in provincia di Potenza, e riunisce le Cantine Cooperative di base e le più antiche aziende viticole che da sempre operano in questo settore e che hanno fatto la storia dell’enologia di questa Regione. Si tratta di aziende accomunate dalla coltivazione e vinificazione di uve di Aglianico. La Cantina di Barile, che è nata nel 1977, oggi dispone di moderne attrezzature enologiche in grado di produrre ventimila ettolitri di vino, di cui cinquemila invecchiati in botti di rovere situate in grotta. La naturale ricchezza biologica dei terreni, unita alla tradizionale abilità nel produrre vino, permette oggi al Consorzio Viticoltori del Vulture di ottenere importanti riconoscimenti sia in campo nazionale che internazionale.
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Quella dei Cucibocca è una tradizione particolare in tutto il Meridione. Sono delle misteriose figure vestite di scuro, con in testa un cappellaccio o un disco di canapa da frantoio e il viso incorniciato da folte barbe bianche. Al piede hanno una catena spezzata che striscia producendo un cupo rumore. Queste figure così spaventose e misteriose bussano alle porte tenendo in mano un canestro con una lucerna ed un lungo ago con cui minacciano di cucire la bocca ai bambini e chiedono offerte in natura. Scompaiono nel buio con l’avanzare della notte. I bambini, attratti ma allo stesso tempo spaventati si rifugiano tra le braccia dei genitori e rientrano in casa per andare presto a letto, permettendo alla Befana di riempire le calze con giocattoli, dolciumi e regali. Così come vuole la tradizione, in casa e in piazza, si consumano i nove bocconi del Cucibocca. È la notte magica e misteriosa dedicata ai bambini che vengono invitati a fare silenzio e che all’indomani sono premiati con i dolci che trovano nella calza della befana.
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Il centro attuale in cui risiedono circa 2000 abitanti risale al XII secolo ma nelle vicinanze in località Serra di Vaglio sono state rinvenute testimonianze di insediamenti risalenti ad un periodo compreso tra il X ed il III sec. a.C. Qui oltre a fondazioni di antiche abitazioni è visibile una fortificazione costruita con blocchi di pietra a secco e lunga circa 7 Km VI sec. a.C. mentre nella zona più a valle sono state rinvenute alcune sepolture appartenuti a nobili e guerrieri come dimostrano le fibule i gioielli e le acconciature femminili nonch le armature le bordature per cavalli. Poco più a nord di Vaglio in località Macchia di Rossano è stato rinvenuto un complesso sacrale monumentale del IV sec. a.C. dedicato alla Dea Mefitis. Da visitare oltre agli scavi archeologici la Chiesa Madre di San Paolo Apostolo risalente al 1400 dove si conserva il corpo di San Faustino Martire patrono del paese festeggiato la terza domenica di Maggio.
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Irsina posta sul confine tra Puglia e Basilicata domina la Valle del Bradano. Al suo territorio appartiene il Bosco di Verrutoli un’area boschiva sede di una riserva naturale di un gruppo di daini che vivono liberamente nel bosco. Fino al 1895 il paese era chiamato Montepeloso dal greco plusos terra ricca e fertile mentre il nome attuale deriva da una delibera consiliare del 6 febbraio 1895 e deriva da irtium cioè irto ripido scosceso. Numerosi reperti archeologici risalenti ai periodi greco e romano testimoniano che Irsina è uno dei paesi più antichi della Basilicata. Nel corso dei secoli ha subito diverse dominazioni. Nel 988 Irsina subisce l’invasione e la distruzione da parte dei Saraceni la città viene ricostruita dal Principe Giovanni II di Salerno che dota il borgo di mura e torri difensive cosa che non impedisce alla città di subire il dominio dei greci bizantini. Nel 1041 Irsina è teatro della Battaglia di Montepeloso tra Bizantini e Normanni per il controllo del territorio e si conclude con la disfatta del popolo greco. Da questo momento il paese passa nelle mani di vari signori divenendo prima una delle dodici baronie normanne della contea poi ducato di Puglia e dal 1123 sede vescovile. Gli Svevi controllano Montepeloso fino alla battaglia di Benevento del 1266 che porta all’ascesa degli Angioini in tutta l’Italia meridionale. Una delle caratteristiche del centro storico sono le case grotte che richiamano i Sassi di Matera. La più famosa tra queste grotte anche visitabile è la casa grotta Barbaro scavata direttamente dentro due spelonche rocciose che si sviluppa addirittura su due livelli. Alcune di queste case grotte formano dei veri e propri cubicoli sotterranei che a volte prendono la forma di vere e proprie gallerie. Ma nel centro storico di Irsina si ergono pure i palazzi nobiliari risalenti al 500 e al 700 caratterizzati da bugne stemmi ed epigrafi. Grande importanza hanno anche le chiese prime fra tutte la Cattedrale di Santa Maria dell’Assunta risalente al XIII secolo che conserva al suo interno la statua del 500 di Sant’Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna. Sant’Eufemia è la patrona della città festeggiata dal 14 al 17 settembre.
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