Melfi, Rionero, San Fele, Lagopesole, Avigliano, Barile, Forenza, Rapolla
Rotonda, San Severino Lucano, Terranova di Pollino, Latronico, Castelsaraceno, Lagonegro
Acerenza, Cancellara, Brindisi di Montagna, Vaglio di Basilicata, Castelmezzano, Pietrapertosa, Sasso di Castalda
La sede del Museo Diocesano di Melfi costituisce, nel panorama dei Musei Ecclesiastici italiani, ed in particolare del Mezzogiorno, un singolare e completo esempio di residenza vescovile del XVIII secolo. Quattro elementi concorrono all’eccellente qualificazione del sito: La lunga ed armoniosa facciata; Il monumentale scalone di accesso al piano nobile; Le raffinate sale affrescate, tra cui quella del trono, dell’antica biblioteca e la cappella palatina; Lo scenografico giardino all’italiana, arricchito da busti marmorei settecenteschi. Questo contesto storico-architettonico di particolare qualità accoglie le sezioni espositive che compongono il museo. Al piano terra sono collocati pregevoli suppellettili sacre e strumenti liturgici in argento ed eleganti e raffinati paramenti liturgici utilizzati dai Vescovi nelle solenni funzioni religiose. Al piano nobile trova posto la pinacoteca costituita da opere pittoriche e scultoree che vanno dal sec XV al XVIII: fra le opere scultoree si evidenziano: la Pietà –scultura in pietra dipinta del XV secolo; busti in legno dipinti della prima metà del XVII secolo- sono reliquari contenenti reliquie di santi martiri provenienti dalla catacomba di S. Callisto in Roma. Tra le opere pittoriche spiccano: il trittico – olio su legno- la Madonna con il bambino e Santi Vescovi opera di Francesco da Tolentino datato alla prima metà del XVI secolo; una tela – S. Giovanni Battista e S. Stefano- di Cristiano Danona di Anversa della seconda metà del XVII secolo; l’imponente tela di scuola solimenesca- Vergine con Bambino tra Sant’Agostino, l’Arcangelo Raffaele e Tobiolo del XVIII secolo attribuita ad Andrea D’Aste; una serie di tele del XVIII secolo dell’autore locale Nicola Federici; una tela di Andrea Miglionico della prima metà del XVIII secolo- la Crocifissione con la Madonna e i Santi Rocco, Antonio ed Agostino. Orario Estivo ( da aprile ad ottobre) Mattina dalle ore 10 alle 12,30 Pomeriggio dalle ore 17 alle 20 Orario invernale Mattina dalle ore 10 alle 12,30 Pomeriggio dalle 16 alle 18 Chiuso il martedì
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Con la Festa della Falconeria Melfi fa un salto nel passato fino ad arrivare agli anni di Federico II di Svevia. Le strade del centro storico, le sale del Castello Normanno, la campagna e i boschi che circondano la città, fanno da scenario a questo raduno internazionale di falconieri. All'evento partecipano falconieri provenienti da tutta Europa che gareggiano cacciando la loro preda con il proprio falco. Nel fossato del castello si tengono gare di tiro con l'arco e di cavalieri che si lanciano al galoppo tentando di infilzare un anello con la lancia.
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Arroccata su un colle definito il Balcone delle Puglie da dove è possibile osservare il panorama cha va dal Tavoliere pugliese fino al Gargano nella Valle del Bradano sorge Forenza un piccolo borgo in provincia di Potenza. Secondo la storiografia Forenza è un antico sito di origine sannita ed è citato da alcuni scrittori latini tra cui Orazio anche se l’attuale borgo non è quello di cui parlano gli antichi poich il paese che oggi conosciamo è sorto lontano dall’antica Forentum. Il nuovo sito risale al IX sec. ai tempi del Principato Longobardo di Salerno che includeva quasi tutta l’antica Lucania e Forenza apparteneva alla Puglia. Sul suo territorio si sono succedute diverse dominazioni e a testimonianza del periodo angioino sopravvivono i resti di quelle che una volta erano le mura risalenti al XIII sec. Nel centro del paese merita una visita la Chiesa del Crocifisso risalente al 1680 e che fa parte del Convento dei Frati Cappuccini. Il Santuario del SS. Crocifisso è meta di numerosi pellegrini devoti del Cristo in Croce provenienti da ogni dove non solo dai paesi vicini. La festività religiosa e civile del SS. Crocifisso ricorre il 3 Maggio e si rinnova solo per il culto il 14 Settembre. Molto suggestiva è la chiesa basiliana di San Biagio scavata in una grotta da un seguace di San Vitale. Si accede percorrendo una via mulattiera e nel suo interno si possono ammirare bellissimi affreschi bizantini. Forenza è rinomata per la produzione dell’Aglianico del Vulture e per l’olio extravergine d’oliva infatti rientra nel circuito dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. Forenza negli ultimi anni è stata al centro dell’attenzione dopo che lo scrittore Mario Moiraghi in un suo scritto sui templari ha collocato la nascita di Ugo De Pagani 1118 fondatore dell’Ordine dei Templari di cui fu il primo Gran Maestro proprio nel comune del Vulture. Secondo questa tesi dunque la nascita dell’Ordine cavalleresco sarebbe da collocare in Italia e non in Francia. Intorno a tutto questo aleggia il mistero ma il comune ha saputo sfruttare questa risorsa infatti ogni anno ad agosto Forenza fa un salto nel passato il centro abitato ritorna agli anni di Ugo Pagani attraverso una manifestazione che è una rievocazione storica La Leggenda dei Templari Ugo dei Pagani e la sfida del mito A.D. 1118 . Un evento che richiama numerosi visitatori per conoscere la storia di Forenza e dei Templari ma anche un’occasione per degustare le specialità enogastronomiche del paese. Tra le prelibatezze del posto è da annoverare anche il formaggio pecorino ottenuto esclusivamente con latte intero di pecora raccolto da allevamenti la cui alimentazione è costituita principalmente da pascolo nell area interna delle colline lucane. Il 4 Novembre ricorre la festività di S. Carlo Borromeo Santo Patrono di Forenza.
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Il centro attuale in cui risiedono circa 2000 abitanti risale al XII secolo ma nelle vicinanze in località Serra di Vaglio sono state rinvenute testimonianze di insediamenti risalenti ad un periodo compreso tra il X ed il III sec. a.C. Qui oltre a fondazioni di antiche abitazioni è visibile una fortificazione costruita con blocchi di pietra a secco e lunga circa 7 Km VI sec. a.C. mentre nella zona più a valle sono state rinvenute alcune sepolture appartenuti a nobili e guerrieri come dimostrano le fibule i gioielli e le acconciature femminili nonch le armature le bordature per cavalli. Poco più a nord di Vaglio in località Macchia di Rossano è stato rinvenuto un complesso sacrale monumentale del IV sec. a.C. dedicato alla Dea Mefitis. Da visitare oltre agli scavi archeologici la Chiesa Madre di San Paolo Apostolo risalente al 1400 dove si conserva il corpo di San Faustino Martire patrono del paese festeggiato la terza domenica di Maggio.
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