Melfi, Rionero, San Fele, Lagopesole, Avigliano, Barile, Forenza, Rapolla
Rotonda, San Severino Lucano, Terranova di Pollino, Latronico, Castelsaraceno, Lagonegro
Acerenza, Cancellara, Brindisi di Montagna, Vaglio di Basilicata, Castelmezzano, Pietrapertosa, Sasso di Castalda
Il castello di Muro Lucano venne eretto nella seconda metà del IX sec. durante la dominazione longobarda allo scopo di presidiare i confini settentrionali del ducato di Salerno. Il Pianello, l’antico borgo di Muro Lucano, che è tuttora abitato, si inerpica sul ripido crinale sottostante al castello ed è ad esso collegato attraverso un sentiero stretto e tortuoso. Il castello presenta un impianto pseudo-rettangolare arcuato su cui si innestano due torrioni principali di cui, quello di sudest, detto “Torrione” o “Torre del Carcere”, conserva una cisterna che le fonti indicano alimentata da una sorgente vicina. Esso era preceduto, insieme al castello, da un fossato e da un ponte levatoio e sembra essere databile alla metà del XVI-inizi XVII secolo. Grande importanza ebbe grazie a Giovanna I D’Angiò che lo scelse come dimora estiva, ma è anche il luogo dove venne uccisa soffocata nel 1382 per ordine di Carlo di Durazzo. Nel 1483 il Re di Napoli Ferrante d’Aragona ne fece una contea del suo regno e fu con l’arrivo del conte napoletano Mazzeo Ferrilli che il maniero venne ridisegnato e furono apportate alcune modifiche alla struttura iniziale. Tra i signori del castello ci furono anche gli Orsini che intervennero con opere di ristrutturazione. Non mancano i danni che il maniero ha dovuto subire a causa dei sismi come quello del 1694 e il sisma del 1980. A cavallo tra gli anni ’80 e gli anni ’90 sono stati apportati lavori di ristrutturazione che hanno ridato nuova vita alle murature, ai locali delle scuderie, alle stanze e agli ampi ambienti tanto da ritrovare il profilo medioevale del progetto originario. Oggi si presenta come un imponente struttura da cui ergono due torri di età differente. La torre che volge a mezzogiorno, detta torrione, è la più antica; essa è composta da grandi lastroni di pietra calcarea, si innalza fino al primo piano ed è composta da una terrazzata sulla sua sommità. Più moderna è la torre nord che domina, con la sua forma circolare, l'intero abitato. È formata da arcate che seguono il suo perimetro e sorge su di un enorme masso alto otto metri. L'intero castello segue un perimetro irregolare dettato dalla deformità della rupe su cui si trova. Il cortile superiore ha però forma regolare. L'intera pianta si presenta come un rettangolo circondato da varie porte che danno adito a spazi un tempo facenti parte degli ambienti domestici. Oggi il Castello è il fiore all’occhiello della città.
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A seguito dell’Unità d’Italia nel Sud del Paese nacque una rivolta sociale, portavoce soprattutto del malessere delle classi contadine. Infatti i protagonisti furono contadini nullatenenti ridotti alla fame, ex soldati borbonici, giovani renitenti alla leva. Nel 1861, il Sud era in rivolta contro il nuovo sistema piemontese poggiato su classi agiate del latifondo e della borghesia, contro l’abolizione degli usi e delle terre comuni, contro nuove ed esose imposte e un regime di occupazione militare. Il fenomeno prese il nome di “Brigantaggio”. La manifestazione vuole riflettere sul fenomeno del Brigantaggio attraverso rievocazioni storiche e approfondimenti storici.
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Irsina posta sul confine tra Puglia e Basilicata domina la Valle del Bradano. Al suo territorio appartiene il Bosco di Verrutoli un’area boschiva sede di una riserva naturale di un gruppo di daini che vivono liberamente nel bosco. Fino al 1895 il paese era chiamato Montepeloso dal greco plusos terra ricca e fertile mentre il nome attuale deriva da una delibera consiliare del 6 febbraio 1895 e deriva da irtium cioè irto ripido scosceso. Numerosi reperti archeologici risalenti ai periodi greco e romano testimoniano che Irsina è uno dei paesi più antichi della Basilicata. Nel corso dei secoli ha subito diverse dominazioni. Nel 988 Irsina subisce l’invasione e la distruzione da parte dei Saraceni la città viene ricostruita dal Principe Giovanni II di Salerno che dota il borgo di mura e torri difensive cosa che non impedisce alla città di subire il dominio dei greci bizantini. Nel 1041 Irsina è teatro della Battaglia di Montepeloso tra Bizantini e Normanni per il controllo del territorio e si conclude con la disfatta del popolo greco. Da questo momento il paese passa nelle mani di vari signori divenendo prima una delle dodici baronie normanne della contea poi ducato di Puglia e dal 1123 sede vescovile. Gli Svevi controllano Montepeloso fino alla battaglia di Benevento del 1266 che porta all’ascesa degli Angioini in tutta l’Italia meridionale. Una delle caratteristiche del centro storico sono le case grotte che richiamano i Sassi di Matera. La più famosa tra queste grotte anche visitabile è la casa grotta Barbaro scavata direttamente dentro due spelonche rocciose che si sviluppa addirittura su due livelli. Alcune di queste case grotte formano dei veri e propri cubicoli sotterranei che a volte prendono la forma di vere e proprie gallerie. Ma nel centro storico di Irsina si ergono pure i palazzi nobiliari risalenti al 500 e al 700 caratterizzati da bugne stemmi ed epigrafi. Grande importanza hanno anche le chiese prime fra tutte la Cattedrale di Santa Maria dell’Assunta risalente al XIII secolo che conserva al suo interno la statua del 500 di Sant’Eufemia attribuita ad Andrea Mantegna. Sant’Eufemia è la patrona della città festeggiata dal 14 al 17 settembre.
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Arroccata su un colle definito il Balcone delle Puglie da dove è possibile osservare il panorama cha va dal Tavoliere pugliese fino al Gargano nella Valle del Bradano sorge Forenza un piccolo borgo in provincia di Potenza. Secondo la storiografia Forenza è un antico sito di origine sannita ed è citato da alcuni scrittori latini tra cui Orazio anche se l’attuale borgo non è quello di cui parlano gli antichi poich il paese che oggi conosciamo è sorto lontano dall’antica Forentum. Il nuovo sito risale al IX sec. ai tempi del Principato Longobardo di Salerno che includeva quasi tutta l’antica Lucania e Forenza apparteneva alla Puglia. Sul suo territorio si sono succedute diverse dominazioni e a testimonianza del periodo angioino sopravvivono i resti di quelle che una volta erano le mura risalenti al XIII sec. Nel centro del paese merita una visita la Chiesa del Crocifisso risalente al 1680 e che fa parte del Convento dei Frati Cappuccini. Il Santuario del SS. Crocifisso è meta di numerosi pellegrini devoti del Cristo in Croce provenienti da ogni dove non solo dai paesi vicini. La festività religiosa e civile del SS. Crocifisso ricorre il 3 Maggio e si rinnova solo per il culto il 14 Settembre. Molto suggestiva è la chiesa basiliana di San Biagio scavata in una grotta da un seguace di San Vitale. Si accede percorrendo una via mulattiera e nel suo interno si possono ammirare bellissimi affreschi bizantini. Forenza è rinomata per la produzione dell’Aglianico del Vulture e per l’olio extravergine d’oliva infatti rientra nel circuito dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. Forenza negli ultimi anni è stata al centro dell’attenzione dopo che lo scrittore Mario Moiraghi in un suo scritto sui templari ha collocato la nascita di Ugo De Pagani 1118 fondatore dell’Ordine dei Templari di cui fu il primo Gran Maestro proprio nel comune del Vulture. Secondo questa tesi dunque la nascita dell’Ordine cavalleresco sarebbe da collocare in Italia e non in Francia. Intorno a tutto questo aleggia il mistero ma il comune ha saputo sfruttare questa risorsa infatti ogni anno ad agosto Forenza fa un salto nel passato il centro abitato ritorna agli anni di Ugo Pagani attraverso una manifestazione che è una rievocazione storica La Leggenda dei Templari Ugo dei Pagani e la sfida del mito A.D. 1118 . Un evento che richiama numerosi visitatori per conoscere la storia di Forenza e dei Templari ma anche un’occasione per degustare le specialità enogastronomiche del paese. Tra le prelibatezze del posto è da annoverare anche il formaggio pecorino ottenuto esclusivamente con latte intero di pecora raccolto da allevamenti la cui alimentazione è costituita principalmente da pascolo nell area interna delle colline lucane. Il 4 Novembre ricorre la festività di S. Carlo Borromeo Santo Patrono di Forenza.
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