Melfi, Rionero, San Fele, Lagopesole, Avigliano, Barile, Forenza, Rapolla
Rotonda, San Severino Lucano, Terranova di Pollino, Latronico, Castelsaraceno, Lagonegro
Acerenza, Cancellara, Brindisi di Montagna, Vaglio di Basilicata, Castelmezzano, Pietrapertosa, Sasso di Castalda
Una leggenda locale vuole che la Chiesa di San Francesco sia stata in origine un castello normanno donato da Federico II in persona al santo, di passaggio in questi luoghi al tempo del suo viaggio in Terra Santa, anche se non risultano notizie documentate in merito. L'attuale chiesa e l’annesso complesso conventuale furono edificati intorno al 1531 dai Frati Conventuali, dietro autorizzazione di Clemente VII. La chiesa, ricostruita intorno al 1717, oggi conserva importanti opere della tradizione meridionale, dagli affreschi cinquecenteschi all’ingresso, al Crocifisso ligneo e alla scultura di San Vito, oltre ai magnifici affreschi di scuola giottesca custoditi nella cripta del Trecento. L’ideazione colta voluta dai committenti degli affreschi, i Del Balzo, rispecchia i temi cari alla pittura del Trecento: dalla raffigurazione del Creatore alla Crocifissione, dall’Ultima Cena alla Presentazione al Tempio. Affrescata tra il 1370 e il 1373 da artisti aperti alle influenze umbre e marchigiane, denota influssi di tutte le correnti pittoriche nazionali e internazionali che interessarono Napoli nel XIV secolo. La presenza francescana ad Irsina è indicata dalla prima metà del XIV sec., come testimonia il codice di fra Paolino da Venezia che agli inizi del Trecento segnala la loro presenza a Montepeloso, tra i conventi della provincia pugliese. La Chiesa, che si presenta ad unica navata con cappelle laterali, ha subito numerosi restauri fino ad oggi e proprio dall’ultimo intervento, successivo al terremoto del 1980, si è avuta la conferma che prima della trasformazione in stile barocco avvenuta nel 1717 era tutta affrescata, come dimostrano i due affreschi ubicati sui due lati della bussola, all’ingresso. In calce su uno dei due dipinti vi è una data <154.>, ma non è visibile nessuna firma dell’autore, che con ogni probabilità è un artista meridionale. L’affresco di destra raffigura la Vergine di Loreto, seduta su una casa in fiamme con in braccio il Bambino benedicente. In basso a destra è raffigurato Sant’Agostino in vesti episcopali, a destra c’è San Rocco, protettore degli appestati, raffigurato con il bastone da pellegrino e un angelo che si prende cura di lui dopo aver contratto la peste. La nicchia di sinistra è occupata dalla raffigurazione della Vergine con il Bambino con San Leonardo, patrono dei prigionieri, e San Nicola, vescovo di Mira. Nella chiesa è conservato un Crocifisso ligneo collocato a ridosso dell’altare sinistro, secondo l’iconografia francescana. L’opera, di buona fattura, è stata realizzata nella seconda metà del XVII sec., con ogni probabilità da un artista locale, non insensibile alle forme d’arte aulica, come dimostra l’attento studio anatomico e la veridicità dell’immagine. Nella nicchia della seconda cappella a destra è custodita la scultura lignea di San Vito, opera di autore ignoto, realizzata tra la il XVII e il XVIII secolo. Il giovane Santo, invocato per il colera e il morso della taranta (da qui il ballo di San Vito) e da attori e ballerini, indossa abiti da centurione, una corazza e un gonnellino con calzari e manto rosso sulle spalle. Con la mano sinistra sorregge la croce, con la destra il guinzaglio dei due cani. La scultura è una gradevole opera che adotta, nella sintesi tra le forme classicheggianti della veste e del volto e il dinamismo secentesco, i moduli tipici della scultura lignea napoletana del Seicento e Settecento, che guarda a modelli aulici, in contrapposizione ad altre opere lucane che riflettono un’arte più popolare e devozionale. Anche la chiesa di San Francesco è addossata alla cinta muraria; dalle finestre dei locali prospicienti il cortile e dal piccolo giardino si ammira un paesaggio che, spaziando dalla Basilicata alla Puglia, offre a perdita d’occhio colline cangianti e distese di verde che inducono un attonito stupore. L’annesso convento, divenuto in gran parte di proprietà del Comune in seguito alle leggi sabaude postunitarie, è stato fino agli anni ’60 del Novecento sede del Municipio, della Pretura e della Tenenza dei Carabinieri. Attualmente è sede del museo, di importanti rassegne cinematografiche e di meeting.
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Protagonista indiscusso della manifestazione è il tartufo, infatti obiettivo principale di questa manifestazione è quello di valorizzare, diffondere e pubblicizzare questo prodotto del territorio lucano molto pregiato e richiesto dal mercato. Il tartufo presente in Lucania, ma soprattutto in Val D’Agri e nella montagna del Volturino, è di ottima qualità e di vario tipo. Il migliore è «Lo Scorzone», ma tra queste zone ci sono altri tipi di tartufo abbastanza richiesti (in alcune zone della Valle è presente anche il tartufo bianco). La manifestazione ha luogo ogni anno il 14 agosto, invece il giorno successivo, il 15 agosto, si svolge un’altra sagra che vede protagonista il prosciutto, altra eccellenza gastronomica del territorio.
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Arroccata su un colle definito il Balcone delle Puglie da dove è possibile osservare il panorama cha va dal Tavoliere pugliese fino al Gargano nella Valle del Bradano sorge Forenza un piccolo borgo in provincia di Potenza. Secondo la storiografia Forenza è un antico sito di origine sannita ed è citato da alcuni scrittori latini tra cui Orazio anche se l’attuale borgo non è quello di cui parlano gli antichi poich il paese che oggi conosciamo è sorto lontano dall’antica Forentum. Il nuovo sito risale al IX sec. ai tempi del Principato Longobardo di Salerno che includeva quasi tutta l’antica Lucania e Forenza apparteneva alla Puglia. Sul suo territorio si sono succedute diverse dominazioni e a testimonianza del periodo angioino sopravvivono i resti di quelle che una volta erano le mura risalenti al XIII sec. Nel centro del paese merita una visita la Chiesa del Crocifisso risalente al 1680 e che fa parte del Convento dei Frati Cappuccini. Il Santuario del SS. Crocifisso è meta di numerosi pellegrini devoti del Cristo in Croce provenienti da ogni dove non solo dai paesi vicini. La festività religiosa e civile del SS. Crocifisso ricorre il 3 Maggio e si rinnova solo per il culto il 14 Settembre. Molto suggestiva è la chiesa basiliana di San Biagio scavata in una grotta da un seguace di San Vitale. Si accede percorrendo una via mulattiera e nel suo interno si possono ammirare bellissimi affreschi bizantini. Forenza è rinomata per la produzione dell’Aglianico del Vulture e per l’olio extravergine d’oliva infatti rientra nel circuito dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio. Forenza negli ultimi anni è stata al centro dell’attenzione dopo che lo scrittore Mario Moiraghi in un suo scritto sui templari ha collocato la nascita di Ugo De Pagani 1118 fondatore dell’Ordine dei Templari di cui fu il primo Gran Maestro proprio nel comune del Vulture. Secondo questa tesi dunque la nascita dell’Ordine cavalleresco sarebbe da collocare in Italia e non in Francia. Intorno a tutto questo aleggia il mistero ma il comune ha saputo sfruttare questa risorsa infatti ogni anno ad agosto Forenza fa un salto nel passato il centro abitato ritorna agli anni di Ugo Pagani attraverso una manifestazione che è una rievocazione storica La Leggenda dei Templari Ugo dei Pagani e la sfida del mito A.D. 1118 . Un evento che richiama numerosi visitatori per conoscere la storia di Forenza e dei Templari ma anche un’occasione per degustare le specialità enogastronomiche del paese. Tra le prelibatezze del posto è da annoverare anche il formaggio pecorino ottenuto esclusivamente con latte intero di pecora raccolto da allevamenti la cui alimentazione è costituita principalmente da pascolo nell area interna delle colline lucane. Il 4 Novembre ricorre la festività di S. Carlo Borromeo Santo Patrono di Forenza.
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Il centro attuale in cui risiedono circa 2000 abitanti risale al XII secolo ma nelle vicinanze in località Serra di Vaglio sono state rinvenute testimonianze di insediamenti risalenti ad un periodo compreso tra il X ed il III sec. a.C. Qui oltre a fondazioni di antiche abitazioni è visibile una fortificazione costruita con blocchi di pietra a secco e lunga circa 7 Km VI sec. a.C. mentre nella zona più a valle sono state rinvenute alcune sepolture appartenuti a nobili e guerrieri come dimostrano le fibule i gioielli e le acconciature femminili nonch le armature le bordature per cavalli. Poco più a nord di Vaglio in località Macchia di Rossano è stato rinvenuto un complesso sacrale monumentale del IV sec. a.C. dedicato alla Dea Mefitis. Da visitare oltre agli scavi archeologici la Chiesa Madre di San Paolo Apostolo risalente al 1400 dove si conserva il corpo di San Faustino Martire patrono del paese festeggiato la terza domenica di Maggio.
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